ACQUARIOFILO

…….Il blog di acquari, laghetti, pesci e molto altro ancora

Biotopo Asiatico – La risaia


La passione per i pesci ci spinge, il più delle volte, alla costruzione di un ambiente quanto più vicino possibile alla natura in cui vivono. Allestire un ambiente “secondo natura” conferisce all’acquario stesso un enorme fascino sia dal punto di vista dei pesci che trovano un ambiente ideale alle loro esigenze e talvolta nei comportamenti sia dal punto di vista dell’estetica che lo rende particolare nonché unico anche negli allestimenti più semplici.

La passione stessa per l’acquariofilia integra in se la conoscenza dei rapporti esistenti tra gli ambienti sommersi stabili da centinaia di anni e gli ambienti emersi con le loro continue modifiche apportate dall’ambiente stesso e dall’uomo.

L’eccezione a quanto detto sopra può essere la risaia, da circa 2000 anni (1500 anni fa è iniziata la tecnica d’irrigazione tuttora in uso) l’uomo ha gestito un particolare ambiente come questo sempre allo stesso modo con la coltivazione del riso. Le condizioni createsi da migliaia di anni hanno modificato persino i comportamenti ed i cicli vitali degli stessi pesci.

La regione con maggiore estensione nella produzione del riso è la Cambogia, questa regione ha un enorme estensione geografica  con una relativa enorme differenza sia dal punto di vista geologico che ambientale. Pensate che l’80% delle terre di questa regione sono tutte destinate alla produzione di riso e pesce.

POSIZIONE GEOGRAFICA

La Cambogia è circondata da catene montuose (perlopiù altipiani): a Nord l’arenaria del Khorat e verso i confini con la Thailandia dai monti Da^ngre^k ad EST(sui 500m c.a), gli altipiani del Moi (1200m) Ad Ovest, A Sud-Ovest i Cardamomi(fino a 1800m), a Sud i monti Elefante (fino a 1000 m). La zona pianeggiante è invece caratterizzata dalla depressione del lago Tonle Sap vicino al quale la coltivazione del riso raggiunge il 75% della produzione dell’intera regione.

Infine la regione è attraversata dal fiume più grande e ramificato della Cina il fiume Mekong che a seconda del livello delle acque del lago Tonle Sap drena ma maggior parte delle precipitazioni della regione.

IL CLIMA

La Cambogia rientra nell’area monsonica ma, risente la vicinanza dall’equatore che tende a prolungare il periodo delle piogge. La presenza degli altopiani e delle catene montuose la riparano dai venti ed aumentano anche la depressione e la “riserva” di acqua da parte dei fiumi e dei laghi.

Ecco alcune caratteristiche del clima Cambogiano:

  • Le piogge sono abbondanti da Aprile a Novembre con un massimo di precipitazioni da Maggio a Ottobre. Ulteriore apporto di acqua arriva dal fiume Mekong e suoi affluenti
  • Temperature minime di 20-25°C e max di 30 – 35°C con escursioni termiche fino a 10°C in un’intera giornata.
  • Umidità relativa dal 55 a 90% dovuta anche all’influenza delle catene montuose che circondano la regione (nonostante l’enorme estensione del territorio).
  • L’evaporazione dell’acqua può persino superare di 2 volte le precipitazioni causa i costanti venti continui anche se deboli, e le temperature
  • La durata del giorno è dalle 11 ore di Gennaio alle 13 di Luglio.
  • La posizione geografica della Cambogia è dal 10° al 15° parallelo a Nord dell’equatore con periodi di esposizione solare fino a 10 ore
  • La luce solare viene continuamente filtrata dalle nubi nei periodi delle nebbie e durante i periodi delle piogge

COME E’ FATTA UNA RISAIA?

Da circa 1500 anni le risaie seguono degli “standard” di costruzione utili ad ottenere il massimo rendimento nella produzione del riso.

Una risaia e composta da tre sezioni principali: la zona di coltivazione, i canali di ripa e la vasca di raccolta dell’acqua.

La zona di coltivazione comprende l’80% della risaia stessa ed è la zona appunto dove il riso sarà dapprima seminato e successivamente allagato con l’acqua fino al periodo di raccolta

I canali di ripa sono dei calali scavati nel terreno e servono a far defluire l’acqua per ottenere un allagamento uniforme su tutto il terreno e a non creare correnti troppo forti a monte della coltivazione evitando quindi lo sradicamento delle piantine di riso che risultano molto delicate e propense allo sradicamento durante i primi periodi di crescita.

La vasca di raccolta dell’acqua è un’esclusiva delle zone pianeggianti della Cambogia, è collocata a monte della risaia stessa ed è  principalmente un’enorme buca scavata nel terreno con la funzione di raccogliere una certa riserva d’acqua al fine di riutilizzarla nei periodi di secca anticipata o come integrazione dell’acqua nella risaia stessa. Molti coltivatori usano questo bacino per allevare i pesci sia per scopi alimentari sia per scopi ornamentali

CHIMICA DELLA RISAIA E CICLI BIOLOGICI

Le risaie sono piene d’acqua per 9 mesi all’anno circa, i nutrienti sono distribuiti prevalentemente prima degli allagamenti che successivamente si scioglieranno in acqua composti da Azoto e Fosforo e Potassio.

Questi tre componenti principali verranno assorbiti dal terreno durante la fase di germinazione, ne rimane circa il 20% che sarà adsorbito nell’acqua. In questo biotopo i cicli biologici sono molto influenzati dalle piante, dai terreni e dall’ambiente stesso ne consegue che tutti i costituenti siano strettamente correlati tra loro

Caratteristiche chimiche importanti della Cambogia sono:

  • Data la natura vulcanica delle rocce, elevata presenza di rocce ad alto contenuto di Ferro, Manganese Alluminio che in molti casi possono anche provocare anche tossicità alle piante stesse.
  • Presenza di zone ad alto contenuto di zolfo (1% della Cambogia) e H2S (acido solfidrico).
  • Carenza di Boro.
  • Bassa quantità di ossigeno disciolto.
  • Presenza di gas disciolti quali Metano, ammoniaca, idrogeno, acido solfidrico, anidride solforosa e azoto.

AZOTO

Studi sulla concimazione hanno spiegato che parte dell’azoto disciolto viene assorbito rapidamente sottoforma di ammoniaca proveniente dai processi fermentazione dei composti azotati.

La coltivazione intensiva di riso diminuisce rapidamente l’azoto presente basta pensare che si arriva anche a fare 3 – 4 raccolti l’anno e che le piante crescono fino ad 1,5 metri.

L’accumulo di azoto viene aiutato anche dall’allevamento di pesci quali la Tilapia nilotica, pesce per lo più esportato e allevato negli anni per le sue capacità di accumulare azoto sottoforma ureica dunque facilmente assimilabile dalle piante e dalla presenza/immissione di alcune specie piante come la azolla che accumula azoto e detossifica il terreno dai metalli pesanti.

Altro apporto di azoto viene conferito dall’uso delle leguminose cioè di tutte quelle piante che hanno la proprietà di ricavare e fissare l’azoto dall’atmosfera nel terreno integrando positivamente l’azoto disponibile alle piante di riso.

CARBONIO ORGANICO

I ciclo del carbonio è determinante per l’intero equilibrio del sistema, favorendo e non nella sua totalità, le caratteristiche dell’ambiente acquatico e l’intero ciclo vitale delle piante.

L’acqua di una risaia non è in continuo movimento ma viene per lo più raccolta e trattenuta, nonostante il basso fondale e l’enorme superficie di contatto con l’aria. Lo scarso movimento favorisce i processi di fermentazione favorendo l’umificazione delle sostanze organiche quali i residui di piante ecc. e i processi di fermentazione che implicano la produzione di CO2 e carbonio in forma organica determinando la diminuzione della percentuale di Ossigeno e favorendo la produzione di acido carbonico con conseguente abbassamento del pH dell’acqua e precipitazione di Ferro, Manganese, Zinco ed altri oligoelementi  per formazione di Carbonati insolubili.

Si può constatare dunque che il ciclo del carbonio influisce molto sull’intero equilibrio di questo ambiente favorendo e non la crescita delle piante e degli equilibri che conferiscono quali: assorbimento di metalli tossici, impoverimento dei fertilizzanti, apporto di ossigeno all’acqua, fotosintesi ecc.

Questi equilibri chimici dovuti alla scarsa presenza di processi aerobici portano comunque alla precipitazione dei costituenti utili alle piante, riducendosi negli anni all’impoverimento dei terreni per precipitazione o scarsa possibilità di assimilazione dalle piante stesse.

Il pH  abbassandosi a sua volta, favorisce l’azotofissazione ed altri processi fermentativi, il carbonio organico in costante equilibrio con l’azoto favorisce un migliore sviluppo delle piante. Questo tipo di equilibrio implica l’abbassamento degli elementi assimilabili in acqua ed anche ad un abbassamento del potenziale redox che riduce a sua volta la capacità di assimilazione degli elementi da parte delle piante stesse.

ZOLFO E FOSFORO

La solubilizzazione dei solfuri riducono parzialmente il ferro da Fe+++ a Fe++ che non precipita ed e facilmente assimilabile dalle piante. Questo equilibrio rientra anche nella dinamica degli altri elementi comportando lo “sciogliersi” dei metalli dalle rocce all’acqua fino a concentrazioni di 3 mg/L con conseguente “intossicazione” delle acque ma con maggiori facilità di assorbimento da parte delle piante per processo inverso.

I fosfati reagiscono con i metalli in soluzione e precipitano a causa del pH basso. I fosfati che si legano agli ossidi di ferro e manganese precipitano accumulandosi nel terreno e vengono assorbiti dalle radici delle piante integrando così due elementi molto importanti per loro

I solfuri metallici si legano in parte all’ossigeno (residuo o quello prodotto dalle piante per fotosintesi) che a loro volta si trasformeranno in solfati solubili riducendo ancor più il contenuto di ossigeno nell’acqua.

POTASSIO

Il potassio è ovviamente solubile in acqua in tutte le sue forme e quindi facilmente assimilabile

pH

Nonostante un terreno acido ed un acqua a bassissimo contenuto di sali per i motivi sopracitati l’acqua di questo ambiente risulta avere un pH di 6.0 – 7.8

La risposta sta nell’uso di NaOH (soda caustica = Base Forte) che usano aggiungere lentamente all’acqua per favorire il lento rilascio del fosforo dal terreno e per neutralizzare l’acido solforico che si produce durante i processi di solubilizzazione dell’acido solfidrico

Nonostante la preparazione dei terreni con massicce quantità di fertilizzanti risulta che nelle acque ci sia una bassa concentrazione di sali disciolti quindi una conducibilità molto bassa .

Per molti mesi la composizione media delle acque è:

  • Sodio (Na +)                 21 ppm
  • Potassio (K+)               4 ppm
  • Calcio (Ca++)               45 ppm
  • Magnesio (Mg++)         8 ppm
  • Fosforo (come P)         0.6 ppm
  • Azoto                          0.01% (per rapida assimilazione delle piante)
  • Carbonio organico        1 %
  • pH                               6.0 – 7.8

A differenza dei terreni  che hanno come caratteristica media (elementi assimilabili cioè estraibili in acqua):

  • Calcio (Ca++)               152 ppm
  • Magnesio (Mg++)         30 ppm
  • Sodio (Na +)                 8 ppm
  • Potassio (K+)               9 ppm
  • Azoto                          0.5 % (dovuto alle concimazioni)
  • Carbonio organico        fino a 3.5%
  • Fosforo (come P)         20 ppm
  • pH                               5.2 – 6.0

Sembra strano che il terreno abbia una notevole quantità di elementi  disponibili e nell’acqua ce ne siano assai pochi; questo è dovuto agli equilibri sopraccitati ed anche alla bassa capacità di scambio cationico che è un parametro base per conoscere la fertilità di un terreno ed equivale alla somma dei meq (milliequivalenti) di Ca, Mg, Na, e K insieme all’idrogeno (ioni positivi dunque Cationi).

La C.S.C. in questi terreni non supera i 13 meq/100g rispetto ad un terreno standard che viene considerato mediamente fertile con una C.S.C. di almeno 21 meq/100g (i terreni sulle sponde del fiume Nilo arrivano a 30 meq/100g di C.S.C.). Ovviamente la spiegazione sull’impoverimento di queste terre è il continuo dilavamento da parte dell’acqua. Questo tipo di equilibrio implica l’abbassamento degli elementi assimilabili in acqua ed anche ad un abbassamento del potenziale redox (fino a -50 mv) che abbassandosi riduce a sua volta la capacità di assimilazione degli elementi da parte delle piante. Aumentando il pH aumenta la solubilizzazione del fosforo legato agli oligoelementi favorendo dunque la crescita delle piante stesse.

FAUNA

  • Rasbora,
  • Trichogaster,
  • Puntitus titteya,
  • Xenentodon,
  • Mastacembelus,
  • Anabas,
  • Puntius gonionotus
  • Giurami,
  • Trichogaster pectoralis
  • Cyprinus carpio
  • Oreochromis niloticus
  • O. mossambicus
  • Ypophthalmichthys molitrix
  • Tilapia nilotica

La fauna riguardante le risaie provengono sia dai corsi d’acqua del fiume mekong sia dagli stessi allevamenti in risaia stessa dove vengono lasciati crescere riprodurre e successivamente catturati.

Ricordo che molti pesci allevati nei nostri acquari sono anche allevati per scopi alimentari (trichogaster, puntitus, ecc.) .

Dopo i periodi delle grandi piogge le risaie vengono chiuse con sbarramenti in Bamboo o in terra per non far uscire i pesci anche quelli più piccoli compresi i gamberetti, questo porta anche un aiuto per i coltivatori stessi perchè i pesci stessi si nutrono degli insetti a favore delle coltivazioni di riso.

Durante i periodi di secca i pesci più grandi vengono catturati per i vari mercati mentre i piccoli pesci saranno o selezionati e venduti al mercato acquaristico (rasbore, channa, ecc.) oppure raccolti e lasciati vivere nelle vasche di riserva

I pesci “saltatori” vengono anche essi catturati con reti sospese o tenuti nel campo tramite sbarramenti fatti con canne di Bamboo .

Nelle coltivazioni di riso ovviamente crescono anche molte specie di gasteropodi e gamberetti.

FLORA

Per quanto riguarda la flora di una risaia riguarda solo le piante di riso ed alcune piante di ripa e galleggianti.

Nelle piantagioni le piante da noi considerate “ornamentali” sono delle piante infestanti dunque non utili alle coltivazioni e quindi da sradicare. Recenti applicazioni di piante sono state fatte per uso come foraggio per gli animali e per le proprietà di fissare l’azoto atmosferico quali alcune varietà di Azolla, oppure per creare un sistema detossificante per alcune proprietà fitoterapiche.

L’ACQUARIO

Come già premesso all’inizio di questo articolo, la costruzione di un ambiente il più vicino all’ambiente naturale dei pesci rende un acquario affascinante e unico nel suo genere, gli equilibri chimico/biologici di una risaia sono molto vicini ad un acquario allestito in maniera molto semplice. Gli equilibri chimici di una risaia non sono assai lontani da un acquario costituito da molte piante, da un fondo alto, una corrente bassa o nulla e da un impianto di CO2 a “manetta” per favorire la crescita delle piante e tante piante galleggianti. Caratteristica importante da non trascurare è:

  • Corrente di superficie minima (sull’allevamento dei trichogaster, Colisa, Betta non ho potuto fare a meno di notare differenze di comportamento tra acqua ferma e non)
  • La vegetazione deve superare i 3/4 della vasca
  • Fondo scuro: marrone, nero o grigio scuro

Dunque sciegliete con cura il vostro allestimento e godetevi questo affascinante mondo sommerso

PREMESSA

Grazie alle richieste via e-mail di alcuni appassionati (di questo vi ringrazio e chiedo a tutti di postare qualsiasi altra curiosità o commento), ho ritenuto doveroso integrare una terza parte a questo articolo dedicato all’allestimento di un acquario biotopo “riasia” in tutte le sue dinamiche e particolarità.

Per quanto riguarda le piante di riso, come già citato nel precedente articolo, non ho esperienza in merito a  come crescano in acquario ma, so di certo che sono delle piante a crescita rapida che assimilano rapidamente azoto e fosforo e che possono vivere bene in ambiente sommerso per un  periodo di 2 anni circa.

ALLESTIMENTO E  DINAMICHE IN ACQUARIO BIOTOPO – RISAIA

L’allestimento di un biotopo risaia comporta molte differenze rispetto ad un acquario classico. In realtà credo che la massima espressione di un biotopo del genere sia proprio il paludario e non un acquario.

Per un corretto allestimento bisogna tener presente le dinamiche dell’ambiente esterno di una risaia:

  • Umidità alta,
  • Leggere correnti d’aria ma costanti,
  • Temperatura ambiente di alcuni gradi superiori a quella dell’acqua,
  • Illuminazione forte. (in acquario la luce deve essere filtrata dalle piante)

Ad eccezione del secondo punto questi parametri sono facilmente riproducibili in un acquario chiuso. Le dinamiche di un acquario che rispetti l’ambiente “risaia” non sono assai difficili da rispettare, bisogna però fare attenzione ad alcuni aspetti fondamentali quali la necessità di molte specie di integrare l’ossigeno dalla superficie dell’acqua, la possibilità di non far uscire dalla vasca i pesci saltatori e aiutare le piante e i muschi a mantenere una giusta quantità di CO2 che può facilmente disperdersi in un ambiente turbolento.

ACQUA e FILTRAGGIO

L’acqua che per presenza di acidi umici e di sostanze organiche non del tutto mineralizzate conferiscono acidità all’acqua (pH 6.0 – 6.8) e colorazione ambrata. Caratteristica principale da rispettare nell’acqua è la presenza di un bassissimo contento di sali con durezza non superiore a 10°dGH e dKH 8 per massiccia presenza di bicarbonati e acido carbonico in costante equilibrio tra loro. Utile in questo caso è la dotazione dell’acquario di un impianto di CO2 che aiuti anche la rigogliosa vegetazione. I pesci che vivono in questo tipo di ambiente estremo ben sopportano di ammoniaca e nitriti e nitrati purché non siano in quantità elevate e non siano esposti per periodi prolungati. Ricordo che il primo anno che ho allevato questi pesci non mi ero accorto dei nitrati a 200 mg/l!!!. I Trichogaster ed i Colisa sono sopravvissuti ed hanno tentato di riprodotti senza alcun problema a differenza dei pecilidi e dei caracidi (ebbene si anch’io avevo il fritto misto!!!) che sono spirati in poche settimane. Ovviamente meglio mantenere i limiti standard per gli acquari

Requisito fondamentale per l’allestimento di un acquario biotopo è la gestione delle correnti, che al contrario di un acquario per loricaridi, deve essere nulla o quasi. Da sempre allevo Trichogaster spp, Betta, Colisa spp, ecc. e solo dopo aver capito dell’importanza della riduzione/annullamento delle correnti che mi sono accorto che questo tipo di pesci cambiano completamente il loro comportamento, passando dalla timidezza ed il rintanarsi negli angoli dell’acquario alla libertà di girare continuamente e di diventare persino aggressivi per la ricerca e difesa del territorio dove costruire il nido.

Ridurre le correnti al minimo ovviamente potrebbe comportare seri problemi ad un acquario.

Come risolverlo?

La soluzione a questo problema può essere la gestione delle correnti usando innanzitutto un filtro esterno che rispetto ad un filtro interno da una migliore possibilità di gestire l’entrata e l’uscita dell’acqua ed un volume di lavoro più grande, utile nel caso di riduzioni del flusso. Dato che molti pesci interessati a questo biotopo vivono nella parte centrale/superficiale dell’acquario, si può far entrare l’acqua in uscita dal filtro in senso verticale e cioè dall’alto verso il basso in modo creare una corrente più forte verso il fondo e debole o nulla in superficie. Questa soluzione in realtà avviene anche in natura quando le acque ferme e riscaldate dall’ambiente  esterno creano degli strati superficiali che “scivolano” sopra le acque fredde del fondo (1-2°C in meno) interessate dai continui sbalzi di livello dell’acqua

Particolare attenzione deve essere posta all’igiene dell’acquario che implica una buona crescita dei pesci ed una minore probabilità di morie per batteriosi alla quale questi pesci sono molto soggetti. Un utile accessorio in questo caso potrebbe essere la lampada UV che potrebbe mantenere un ambiente più salubre.

IL FONDO

Il fondo dell’acquario deve essere rigorosamente scuro e morbido poiché questi pesci estremamente timidi non devono risentire dei riflessi del fondo. In una risaia l’acqua non è sempre torbida, al contrario di quanto si dica perché le acque ferme tendono a far sedimentare le particelle in sospensione, dunque un fondo scuro e molto morbido tranquillizza i pesci e permette a quelli di fondo di nascondersi seppellendosi (mastacembalus, acanthofthalmus, ecc).

Il colore dei terreni di una risaia vanno dal nero al marrone scuro al grigio. Quest’ultimo colore sembra sia il più diffuso nel territorio Cambogiano. La colorazione di molti pesci è pressoché sulle tonalità i grigio (e grigio con riflesso brillante per imitare il brillio dell’acqua) proprio a spiegare la mimetizzazione di questi pesci a sfuggire ai predatori volanti che dato il basso fondale potrebbero facilmente individuarli e farne di loro un buon pasto.

ILLUMINAZIONE

L’illuminazione dell’acquario deve essere intensa per poter permettere alle piante una buona crescita ma, deve essere filtrata dalle piante superficiali e/o galleggianti per non arrecare disturbo ai pesci. Il fotoperiodo si aggira sulle 11 ore circa.

FAUNA e FLORA

La scelta dei pesci e delle piante può essere personalizzata data la vasta scelta disponibile.

Credo che sia doveroso dire che per quanto riguarda i pesci di non inserire loricaridi perché amano acque correnti e non sarebbero adatti a questo particolare ambiente.

Importante ruolo in questo ambiente per prevenire lo sviluppo delle alghe lo assumono i gamberetti.

Per quanto riguarda le piante, inserirne il più possibile per integrare il filtraggio biologico e rendere l’ ambiente più vicino possibile al suddetto biotopo e cosa molto importante nell’allestimento dell’acquario è la massiccia presenza di piante che arrivino fino in superficie in modo da permettere ai pesci di rintanarsi nel proprio territori; sostanziali differenze di comportamento provengono anche dalla vegetazione che se rigogliosa ed estesa a pelo d’acqua tranquillizza i pesci e può persino permettere la riproduzione in acquario.

Dal punto di vista estetico posso dire che è estremamente affascinante il zigzagare dei pesci tra la vegetazione.Tutti i pesci che vivono in questo ambiente si riproducono nella vegetazione (Channa, Barbus, Rasbora ecc) oppure disperdono le uova in essa (acanthoftalmus pangio, caridine, ). Dunque tra tutti, il fattore vegetazione ha un ruolo importante per il completamento del ciclo vitale di questi pesci.

CONCLUSIONI

Allestire un biotopo del genere non è assai difficile, l’importante e non considerare i pesci “facili” perché per poterli ammirare nel loro massimo splendore (comportamento, colorazione, riproduzione ecc.) bisogna rispettare alcune regole fondamentali tipiche di un particolare ambiente che esiste da millenni. Ovviamente questo vale per tutti i pesci e per tutti gli ambienti che hanno permesso loro di farli arrivare fino ai giorni nostri con determinate caratteristiche evoluzionistiche particolari.

La produzione mondiale di riso da molti anni non è solo un’esclusiva dei paesi orientali, molti paesi producono riso in quantità più o meno elevate creando biotopi diversi sia dal punto di vista della flora che della fauna. Non è escluso dunque che non si possano ricreare  ambienti con pesci diversi e caratteristiche fisico-chimiche diverse partendo dai pesci d’acqua fredda europei ai ciclidi Africani.

“SEMPRE NEL RISPETTO DELLE LORO REALI NECESSITA'”

BIBLIOGRAFIA

  • Proceedings of the Workshop on AzoIla Use -Fuzhou, Fujian, China 1985
  • Biology and ManagementFloodwater Ecosystem in Ricefields Pierre A. Roger
  • Progress in Irrigated Rice Research IRR ConferenceI 1987
  • Nutrient management of direct-seeded rice in different ecosystems of eastern India H.C. Bhattacharyya, V.P. Singh, and K. Borkakati
  • Rice production in Cambodia H. J. NESBITT
  • THE ROLE OF CROPPING SYSTEMS ON WEEDS IN RICE K. Moody and D. C. Drost
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Questa voce è stata pubblicata il 23 agosto 2011 da in L'acquario in natura con tag , , , .

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