ACQUARIOFILO

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CIBO VIVO – le anguillole dell’aceto


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Quelli nella foto sono i Turbatrix aceti dei comuni nematodi conosciuti da molti acquariofili col nome di anguillole dell’aceto, questi esserini di circa 2mm di lunghezza sono essenziali qualora si decida di far mettere su famiglia ai propri pesci.
Le loro ridotte dimensioni permettono agli avannotti di cibarsi nel periodo più delicato della loro vita, che inizia con la ricerca di cibo non appena l’assorbimento del sacco vitellino giunge al termine.

La coltura di questi piccoli esseri è molto semplice da gestire occorre solo una bottiglia a collo stretto e a bocca larga (dalle mie parti si chiamava proprio ”litro”) che si usa per servire il vino, una bottiglia di acqua minerale tagliata, aceto di vino bianco, acqua, lana di perlon, (la comune lana bianca utilizzata come filtro meccanico in acquario) e uno spicchio di mela.

Preparazione
In una bottiglia si mescolano in parti uguali acqua e aceto, si ottiene così una soluzione al 3% di acido acetico (aceto).
Dopo aver mescolato bene si aggiunge uno spicchio di mela che favorirà lo sviluppo di batteri e protozoi dei quali le anguillole si nutriranno, si lascia a riposo la soluzione per un giorno e si introduce l’inoculo.
Dopo qualche giorno si inserisce un batuffolo di lana in modo da lambire a pelo d’acqua la soluzione e si aggiunge lentamente acqua pulita fino a 4-5 cm di altezza.
In poche ore sulla superficie d’acqua pulita avrete le anguillole dell’aceto pronte per essere somministrate ai vostri piccoli.

Lo stesso si deve fare con un’altra bottiglia senza però aggiungere la lana e l’acqua pulita.

Attenzioni particolari:
1- la soluzione aceto acqua deve essere al 2,5-3% (Il comune aceto per legge ha un contenuto minimo di acido acetico del 6%) riducendo il contenuto di acido acetico si potrebbe sviluppare un’eccessiva flora batterica.
2- Una soluzione al 3% ha un peso specifico tale da non far mescolare l’acqua pulita successivamente aggiunta alla soluzione acetica e permette di somministrare le anguillole senza doverle lavare.
3- una coltura separata senza acqua e lana permette di mantenere sempre vive le anguillole evitando di far perdere la coltura poiché risalendo nell’acqua pulita potrebbero “finirsi”, una coltura in soluzione acetica perdura per molti mesi.
4- effettuare un cambio d’acqua un’ora dopo aver somministrato le anguillole in modo da ridurre nella vasca l’eventuale carica batterica introdotta. Questo perché col tempo, nella bottiglia di coltura delle anguillole, si sviluppano dei batteri che inquinano e/o si sviluppano molto velocemente nella vasca degli avannotti che sono spesso molto sensibili e delicati (nella coltura questo non succede perchè il pH basso dell’aceto inibisce questa eccessiva proliferazione).
Il compromesso tra l’alimentazione con anguillole (spesso l’unico alimento vivo che possono mangiare gli avannotti di piccola taglia) e l’eccessivo inquinamento dell’acqua è proprio il cambio dell’acqua che riduce la carica batterica e gli inquinanti (ammoniaca e nitriti)

Ecco le mie colture:

Bene! Chiariti alcuni concetti chiave sull’allevamento e la gestione di questo utile cibo vivo per avannotti vi voglio mostrare alcune foto ed alcuni video fatti al microscopio

la testa ed il particolare della bocca
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particolare dell’intestino
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I video:

il continuo movimento delle anguillole

E questa è la ripresa al microscopio dei piccoli Turbatrix aceti nel corpo della madre

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Un commento su “CIBO VIVO – le anguillole dell’aceto

  1. Pingback: Preparare la coltura di anguillole dell’aceto « L' Acquariofilo

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Questa voce è stata pubblicata il 15 febbraio 2012 da in Cibo vivo con tag , , , , , .

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