ACQUARIOFILO

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Biotopo mediterraneo – La padula Leccese


Questo articolo non parlerà di un biotopo acquatico ma vuole solo essere un nostalgico ricordo di un piccolo ecosistema creatosi 20 anni fà che purtroppo ora non esiste più.
Si tratta di una zona umida perenne che come altre si trova dalle mie parti nel Salento e del quale conservo solo alcune dafnie nostrane, queste foto e un bellissimo ricordo della mia gioventù.

Per chi non lo sapesse col termine “padula” si intende palude o meglio zona umida e cioè: (Cito da: http://www.riservabiviere.it)

“In passato le zone umide erano considerate luoghi malsani, in quanto portatrici di malaria e altre malattie infettive. Per secoli nell’immaginario collettivo, le paludi e gli stagni hanno rappresentato per l’uomo quanto di più desolante e negativo ci possa essere. Questa è ancora l’immagine tradizionale che sopravvive tutt’oggi nella maggioranza delle persone. Chi ha invece vissuto in prima persona l’esperienza di una zona umida, vi parlerà del volo improvviso di un airone dal canneto, del volo di uno stormo di anatre, di un brulicare di vita come in pochi altri ambienti naturali. Cos’è obiettivamente una zona umida? Il termine zona umida è molto ampio e comprende una vastissima varietà di ambienti che secondo la definizione data dalla Convenzione di Ramsar per la protezione e la conservazione di queste zone, raggruppa: “aree palustri, acquitrinose, morbose o comunque specchi d’acqua, naturali o artificiali, permanenti o temporanei con acqua ferma o corrente, salmastra o salata, compresi i tratti di mare, la cui profondità non eccede i sei metri con la bassa marea”. Luoghi quindi, dove si stabilisce un connubio speciale fra la terra e l’acqua. L’unione fra i due elementi genera ambienti unici ed irripetibili, fragili e ricchissimi, affascinanti e sconosciuti, da avvicinare con molta discrezione, conoscere, amare e proteggere. C’è stato sempre un rapporto privilegiato fra l’uomo e gli ambienti umidi.”

Purtroppo da alcuni mesi questo piccolo laghetto da 3000 mc circa di acqua che riaffiora dalla falda acquifera superficiale è scomparso per motivi che non conosco, fino a pochi anni fà ci vivevano dei pesci rossi ed alcune carpe veramente enormi che a causa della siccità di alcuni anni fà il bacino si è completamente prosciugato per la prima volta facendoli diventare un buon pasto per volpi, donnole e uccelli e serpenti.

Questa è la foto del bacino creatosi (tubo catodico incluso!)

In queste foto recuperate si può vedere come nei periodi estivi padroneggiava la crescita della lemna

Sul bordo del bacino si può intravedere una rana nostana che assieme ai rospi padroneggiano questi l’ambienti con dei concerti serali degni de La Scala di Milano

Il bacino nella stagione secca rifiuti inclusi! da notare come il tappeto di lemna invada l’intero specchio d’acqua

e questo è il laghetto in piena, meta di uccelli migratori quali cigni ecc.

E…. girini a volontà

Particolarmente interessante è anche l’enorme sviluppo delle piante idrofile, d’estate è senz’altro interessante vedere l’estensione dello piante di canna e di tipha.
Oltre alle idrofile nostrane e alla lemna ho potuto riconoscere anche la cardamine lyrata una comune pianta che utilizziamo nei nostri acquari (non se in presenza di plecostomus!)

Alcune foto della vegetazione estiva

Qui è dove l’acqua, con le piogge invernali, emerge dalla falda sotterranea allagando le campagne e  formando un piccolo ruscello

E…….. la vegetazione dei dintorni.

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Questa voce è stata pubblicata il 23 febbraio 2012 da in L'acquario in natura con tag , , , , , .

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